Donne 4.0 – La storia di Darya Majidi –

Donne 4.0 – La storia di Darya Majidi –

Estate 2018

Ho portato per mesi con me il libro Donne 4.0. Ho cambiato borse, città. Da Milano a Torino. L’ho guardato decine di volte. Ho letto qualche riga, all’inizio e l’ultima pagina, come sempre. Troppo curiosa di sapere come va a finire.

Il libro di Darya, me l’ha donato lei, a Pisa.

L’ ho conosciuta nella giornata “Donne e Ricerca” organizzato da Enza Spadoni (Eng., PhD, Technologist Robot Companions for Citizens Area, Local Development & Technology Transfer management presso Istituto di Biorobotica, Sant’Anna di Pisa )

“L’obiettivo dell’iniziativa “Donne e Ricerca”, realizzata in collaborazione con le università pisane e con le varie associazioni impegnate sul tema della parità di genere, è quello di mettere a confronto esperienze e fonti diverse per trarre una chiave di lettura trasversale su dati e analisi che provengono da studi differenti, declinando la “Ricerca” sui vari ambiti che riguardano la partecipazione delle donne nella società, in generale, e nel mondo “STEM”, in particolare, con l’intento di fare emergere possibili elementi di novità rispetto allo stato dell’arte del complesso di informazioni ad oggi disponibili.”

La ricordo ancora quella felicità nel poter raccontare la mia storia. Il Sole da tutte le parti. Viaggio leggero, musica a palla, chiamate agli amici, caffè e via.

In quella saletta storica d’improvviso un sorriso iraniano. Il libro donatomi con la sua dedica :


Ho fatto gite in questi mesi.
La proposta : sempre la stessa, prima o poi lo leggerò.
Prima a poi prenderò spunto. Lo faccio oggi.
Appena tornata dalla mia settimana di Stop, in questo calore che più tanto torrido non è, leggo.

Donne 4.0 racconta di una ragazza che vive una storia, molto simile alla mia. Vive difficoltà molto simili alle mie. Inizio a sorridere perchè altro non è che una continua risposta ai miei pianti, quando ci sono stati, e ai miei sorrisi quando ne avevo da vendere.

Un pò leggo, un pò mi documento. Possibile che parlare di STEM oggi sia ancora così difficile?
In fondo è un modo come un altro per spiegare alle ragazze, io direi a tutti i ragazzi, che essere interessati alla scienza è possibile, essere interessati alla matematica pure ma non deve risultare mai come una forzatura. Mai. Le scelte possono dipendere da mille fattori e tra le iniziative che ho riconosciuto valide in questo senso ho potuto notare come la scelta finale, sia la risultante di una immensa sommatoria di input ricevuti dalla famiglia e dal mondo scolastico. Per me sarebbe bellissimo e produttivo poter pensare che chiunque possa “sentirsi libero” di scegliere sapendo che non inciamperà in nessun cordino.

Spesso invece vedo Input contrari. Dico “spesso” perchè nel quotidiano e negli incontri che ho fatto nelle scuole sembra un elemento forte, l’Input contrario, legato al ciò che dovresti fare secondo me, mamma, secondo me, papà, secondo me, insegnante.

E se il caso non caso volesse che mamma, papà e insegnanti per altrettanti mille motivi non avessero avuto tempo, voglia e occasione di approfondire il mondo che ci circonda ?

Se fossero passivi a questo cambiamento, che cosa saremmo in grado di fare?

STEM/STEAM (A di art) rappresenta una modalità direi gioisa di affrontare la questione “scelta”, è capitato che venisse fraintesa forse, sfruttata, enfatizzata nel senso più roseo del termine. Aggiungendo questo ingrediente a ciò che ho espresso prima diventa facile pensare che tutte le iniziative che fin’ora si sono susseguite non sono servite a granchè. E qui invece, bisognerebbe interrogarsi sul da farsi. Ovvio che non puoi in 24h ma neanche in pochi mesi, raffazzonare idee qua e là per partire con il piede giusto perchè non basta. Ci vorebbe un intervento di gran lunga più ampio. Già parlarne fa bene allo spirito.

Darya nel libro è molto entusiasta ma anche molto realista. Emergono dalle pagine le difficoltà vissute ma non per questo il suo percorso è destinato a fermarsi, anzi, la scelta è quella di creare un passaparola tale da far sì che, concetti mal interpretati possano trovare il loro giusto valore potenziale.

E’ strano, molto strano che nel nostro paese non si senta ancora la voglia di un cambiamento radicale nella scuola, che includa strumenti atti alla valorizzazione dell’individuo compresi i nuovi percorsi di studio, che se vogliamo poi tanto nuovi in realtà non sono.

Probabilmente dovremmo sforzarci di chiedere che i percorsi vengano spiegati ed illustrati in modo chiaro e che non passi più solo ed esclusivamente il messaggio della “velina mantenuta” (che peraltro mi è stato detto più volte tra i desideri futuri di realizzazione).

Il concetto è :

Come si costruisce con la nuova generazione se poi lo stesso sistema “perimetrale” non coincide ?
Se mi sogno scienziata, pittrice, informatica e mia madre sbuffa appena accenno la questione, come posso credere di avere provato tutte le strade verso la mia realizzazione?

E fin qui tocco solo con un piccolo passo la fase adolescenziale perchè con un salto in lungo arrivo alla mia problematica odierna che coincide, in un decennio avanti, alle stesse difficoltà della scrittrice.
Darya ha fatto carriera per esempio, ma quante la fanno ?
E lei a questo punto, dovrebbe scriverci che “meglio lasciar perdere?”

Certo che no!

Ed ecco il senso del libro.

(Fonte WEB)

Immedesimarsi nelle similitudini anche e soprattutto quelle con accezione più negativa, per riemergere e non mollare. Statisticamente siamo poche a non aver mollato (al momento), mi ci metto perchè solo col tempo ho capito che ciò che era nato da un mio disagio poteva diventare un esempio propositivo per aiutare in qualche modo chi oggi, non ha la forza per “insistere”.

Ed ecco qui il senso del libro, per riflettere sul fatto che se un individuo riesce a trovare la propria coerenza allora, con tanto lavoro su me stessa, posso farlo anch’io.
Sicuramente il percorso non sarà identico ma sarà solo ed unicamente mio. Sudato. E non sarò sola a percorrerlo.

” MOLTO CI PUO’ ESSERE TOLTO, MA NON ALCUNE COSE BASILARI SE LE ABBIAMO CREATE E CUSTODITE. NESSUNO PUO’ TOGLIERCI LA NOSTRA AUTOSTIMA, SE NOI NON LO PERMETTIAMO”

Molto bello questo pensiero.

L’ho letto e riletto e mi ci sono affogata dentro. L’autostima, questo parolone.

L’autostima è l’apprezzamento di se stessi detto in modo molto semplice.

La sua derivazione però, è molto più complessa perchè tendenzialmente l’autostima non è autodeterminata ma è il frutto della conoscenza del proprio essere rapportata alle nostre relazioni.

Quante volte infatti per una parola negativa, un giudizio tranciante ci chiudiamo senza parlare, senza chiarire.

L’autostima va di pari passo con la nostra vita e se non abbiamo avuto in input genitoriale oserei dire “equilibrato” corriamo il rischio di trovare adolescenti che si credono perennemente sulla cima della montagna altri invece, chiusi nelle loro stanze.

In questi due anni la mia autostima ha fatto le montagne russe in ogni senso.

Autostima suddivisa nei miei vari impegni, ruoli, chiamiamoli così.
Passavo momenti in cui ero felice per come stavo portando avanti un progetto sul lavoro e magari come mamma ero assente.
Difficile dare un senso di equilibrio alla nostra autostima, che intrinsecamente esprime equilibrio proprio nello stesso instante in cui non si cercano conferme, non si necessita del complimento. Elementi che sul WEB si intersecano enormemente. Il WEB ha questo potere di fatto surreale, rendere il LIKE Re del Giudizio. Approvo, metto LIKE, non approvo, non lo metto.

Se ci pensiamo bene, dentro questa semplicissima azione il nostro io subisce uno smottamento. Per alcuni micro, per altri enorme. Grazie a questa dinamica si rischia la cosiddetta “BOLLA da Social”, un mondo che ti crei, parallelo nel web, non rappresentativo e coerente rispetto alla realtà. E succede!

Il libro scorre veloce insieme alle mie riflessioni. Chi lo sa poi se siano errate o in linea. Arrivate… capitolo dopo capitolo.

Capitolo dopo Capitolo lei racconta della gravidanza oltre all’autostima, racconta della rete WEB fra donne (altro discorso lungo sul quale avrei un mondo da raccontare), questo risale al 2008….Leggendo, vivo praticamente il riassunto dei miei ultimi anni facendo un salto successivo, nella “proiezione” ed è questo ciò che mi gusta maggiormente.

Dal 2008 arriviamo al 2018, anno della pubblicazione per scelta.

Darya ha cinquant’anni. Di strada ne ha fatta e ha tutti gli strumenti per farne ancora, ma anche condividere il suo percorso non per essere imitata bensì per trovare realmente chi possa credere in questi ideali legati ad un futuro che certamente non va visto solo in senso negativo (al momento in cui scrivo la situazione qui in Italia non è delle più rosee, post crollo ponte Morandi a Genova).
Difficile esprimere un vero entusiasmo. Se da un lato persiste la voglia di cambiare, dall’altro la capacità e la costanza nel vedere un cambiamento futuro, anche prossimo, fa desistere chiunque, però come mi dico sempre, bisogna avere il coraggio di mettere uno STOP.

Uno stop per dirsi che così sappiamo non essere il modo corretto per affrontare il cambiamento.
Uno Stop che sappia di indignazione forte, che serva a far vergnognare chi ci infila nella disistima.
Non ho esperienza in politica e sono davvero l’ultima che potrebbe esprimere un parere in merito.

Il percorso con WWE mi porta spesso ad osservare le crepe del nostro sistema, perchè non sono più solo a casa con il mio bambino o con le amiche di sempre a bere un caffè, sono al telefono con le persone, sono davanti alla mail a leggere i timori, le lamentele, il mancato coraggio e, sebbene molte volte non ce l’abbia nemmeno io tutto questo coraggio mi trovo ad infonderlo, in modo naturale, perchè è inaccettabile arrendersi e questo scritto ne è l’ulteriore conferma.
Ben vengano le iniziative purchè siano l’espressione di un volere collettivo, che sono certa leggendo questo libro Darya vi trasmetterà! Grazie

Pubblichiamo oggi, il nostro omaggio alla Giornata internazionale delle donne nella scienza” che si festeggia ogni 11 febbraio

Un abbraccio

Manuela

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Manuela Appendino

Manuela Appendino

Sono Manuela Appendino, un ingegnere biomedico, moglie, mamma! L’idea di avere uno spazio tutto mio sull’ingegneria biomedica mi elettrizza perchè mi piacerebbe non solo divulgare notizie particolari ed interessanti sul mondo biomedicale ma aprire una finestra di ascolto sul mondo che vivo quotidianamente!
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