Progettazione dei dispositivi medici: la sindrome di Marvin

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Progettazione dei dispositivi medici: la sindrome di Marvin

La sindrome di Marvin

La sindrome di Marvin

Finalmente si parte col progetto

Come inizia un progetto? Di solito c’è qualcuno che ha una fantastica idea.

Sai come accade vero? Cioè voglio dire, uno ha i soldi e vuole farsi su una casa, tanto lui il terreno ce l’ha.

Quindi prende quattro amici muratori di quelli che lavorano bene. Uno con la pala meccanica che gli fa lo scavo. Poi il materiale si compra con lo sconto. E via che si va.

I problemi iniziano se per sbaglio quello che vuole la casa si rivolge a un professionista del settore, uno di quelli che ha i titoli di legge per fare su le case, magari anche bravo a farle bene, ma che non capisce mai niente di quello che vuole il padrone di casa e che continua a perdere tempo a fare le cose conformi.

Sono sempre i professionisti quelli che ti danno fastidio.

Gli obblighi di progetto

Il fatto che l’attività di progettazione dei dispositivi medici, come peraltro delle opere edilizie, sia una professione regolamentata, questo proprio non lo digerisce nessuno.

Poi vai a capire perché i giovani laureati non sanno che fare l’esame di stato è obbligatorio per svolgere questa professione è continuano a chiedersi: “ma noi, chi siamo?”.

Se poi fai sapere che anche le attività di collaudo e gestione rientrano in questa professione regolamentata, ancora peggio.

In pratica vige la più totale ignoranza di una legge pubblicata addirittura nel data base predisposto dalla Commissione Europea[i] sulle professioni regolamentate nei diversi Stati europei.

L’importanza della regolamentazione di questa professione è stata anche oggetto di interesse nella commissione europea[ii] che ha ricordato come tale attività sia di competenza degli Stati membri[iii]

Piuttosto che ricordarne l’esistenza si preferisce ricordare l’esistenza di altre leggi, le quali peraltro dicono proprio che occorre applicare tutte le leggi nazionali a riguardo delle professioni.

Ebbene sì, chi firma il progetto deve avere delle conoscenze di base tali da consentirgli di superare un esame di stato.

Inoltre sembra di scarso interesse anche verificare che abbia l’esperienza sufficiente per condurre in porto un progetto industriale.

Come termina un progetto?

È buona pratica lavorativa terminare il progetto con una attività ufficiale di rilascio della documentazione necessaria per realizzare un prodotto che abbia le caratteristiche di prestazione e sicurezza definite in fase di progetto. Documentazione che comprende l’elenco dei componenti approvati, le fasi di costruzione e i collaudi.

La cosa è così ovvia che in pratica c’è voluto un aggiornamento normativo per costringere tutti ad accettare questo fatto.

Quindi se a te progettista viene chiesto se è proprio obbligatorio dare tutta questa documentazione prima di iniziare la produzione, non stupirti. Il tuo ruolo è proprio quello di lavorare bene anche per chi non ti vuole bene.

C’è poco da fare, che ti piaccia o no tu sei come Marvin. Continuerai a ragionare secondo il tuo cervello grande come un pianeta e nessuno ti ascolterà.

 

A presto,
Il tuo amichevole Ingegnere Biomedico.

 

[i] http://ec.europa.eu/growth/tools-databases/regprof/index.cfm?action=regprof&id_regprof=3818&tab=general

[ii] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2015-011612+0+DOC+XML+V0//IT

[iii] http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2015-011612&language=IT

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Luca Radice

Laureato in Ingegneria Elettronica indirizzo Bioingegneria. 25+ anni di esperienza nell’industria dei dispositivi medici. Ho avuto la fortuna di iniziare come dipendente in qualità di ricercatore in un’azienda italiana e poter crescere di ruolo fino a diventare responsabile del dipartimento di progettazione software prima di cambiare azienda dove ho avuto la possibilità di crescere ulteriormente gestendo tutto il ciclo produttivo di dispositivi impiantabili, dall’ideazione al follow-up post impianto. Questo nella prima metà della mia carriera professionale. Poi è maturata la scelta di mettermi in proprio come consulente. Passioni: Il teatro. Studiare. La musica. Studiare. La tecnologia. Studiare…difficile vedermi senza qualcosa da leggere, che sia su carta o in formato elettronico. Però la musica e il teatro mi hanno coinvolto tanto da arrivare a sposare una coreografa. Solo lei poteva spingermi a scrivere la sceneggiatura di un suo lavoro teatrale. E ancora oggi qualcuno mi cerca per fare il fonico. In teatro ho imparato a dirigere lavori tecnici con tempi e budget veramente ridotti all’osso e ho conosciuto persone splendide e mostri terribili! Li ti rendi conto che se non ti circondi delle persone giuste tutto diventa impossibile. In breve: Ebbene sì, mi piace l’ingegneria biomedica, il mio lavoro, l’allegro convivio e le persone che operano con onestà intellettuale. “50 sfumature di gricia” è una frase detta da chi mi ha convinto a sostenere le WWE girls e che diventerà mitica. Anche gli ingegneri possono fare simpaticamente delle cose belle e utili. È con questo spirito che ho fondato il gruppo Ingegneri della Salute e ho iniziato a collaborare con Edgardo Maria Iozia ideatore del Cigno Nero e con Manuela Appendino ideatrice del WWE. Noi ingegneri potremmo addirittura imparare a farci conoscere dalla comunità.