Giovani alla ribalta: MANUELA APPENDINO L’INGEGNERA DELLA CARDIOLOGIA

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Giovani alla ribalta: MANUELA APPENDINO L’INGEGNERA DELLA CARDIOLOGIA

Pubblichiamo, previa autorizzazione, l’originale dell’ultima Intervista di Manuela Appendino per i concittadini del suo paese di origine, in provincia di Torino.

Anche stavolta è una giovane donna la protagonista dei “Giovani alla ribalta”! Una donna che è un vero vulcano di idee ed iniziative. A tal punto da meritare un articolo a tutta pagina sul “Corriere della sera” del 21 settembre scorso…

D. Conosciamola meglio…

R. Sono Manuela Appendino, 39 anni, nata in frazione T. B. ma ora di casa in via C. R. Ho un figlio, Riccardo, di 5 anni. Sono Ingegnera Biomedica, Bioeticista e Fondatrice del progetto per donne ingegnere biomediche WeWomengineers, che significa “Noi facciamo passaparola tra colleghi”.

D. Oggi qual è la sua professione? Di cosa si occupa e cosa fa esattamente? 

R. Sono ingegnera biomedica, con partita iva, e lavoro principalmente nelle cardiologie piemontesi. Mi occupo dei dispositivi medici che vengono utilizzati nelle sale operatorie per il trattamento delle aritmie. Lavoro con gli “elettricisti del cuore”. Il mio compito è quello di far emergere le caratteristiche tecniche migliori per questi prodotti e monitorare i passaggi di utilizzo degli stessi dall’arrivo nella struttura ospedaliera sino all’intervento. È un lavoro che mi permette di spaziare su molti miei interessi che non riguardano solamente la tipologia del dispositivo medico ma la sua efficacia, la qualità del materiale, le migliorie tecniche che si possono progettare, le collaborazioni tra i dipartimenti dei diversi ospedali. 

D. Ho saputo di un fallimento, anni addietro… Cosa è successo esattamente? So di una startup (azienda innovativa) in telemedicina: di cosa si occupava?

R. Nel 2015, proprio quando è nato Riccardo, ero assunta in una Startup di servizi informatici e ricerca nell’ambito Biomedicale cardiologico a Torino. Mi occupavo di progetti di ricerca su bandi europei per la progettazione di prototipi di dispositivi indossabili adatti a pazienti con scompenso cardiaco per offrire un monitoraggio del loro stato di salute a distanza attraverso un piccolo “scatolotto” in grado di percepire la quantità di liquido “polmonare” nel paziente generando, nel caso specifico, allarmi direttamente collegati al medico di riferimento nell’ospedale. Durante la mia maternità, per una serie sfortunata di coincidenze (tra cui il fallimento della finanziaria piemontese che erogava i fondi) la Startup fallì. Avevo degli stipendi arretrati e la promessa che feci a me stessa fu quella di utilizzare parte dei miei arretrati da recuperare, in progetti dedicati alle donne ingegnere e così andò a finire. Ci tengo a precisare che non ho fondato la Startup come precedentemente dichiarato ma ero una dipendente.

D. Ha fondato “WeWomEnginering: di cosa si tratta esattamente? Di cosa si occupa?

R. We-Wom-Engineers, che in italiano significa “passaparola tra ingegneri” ma anche “donne ingegnere” per un gioco di parole, oggi è una grande famiglia di colleghi (Network) che attraverso una collaborazione a distanza offre aiuto gratuito ai giovani studenti che si avvicinano al mondo Biomedicale ovvero quel mondo che produce e certifica Dispositivi Medici (DM) ma anche alle donne biomediche che faticano ad inserirsi nel mondo del lavoro. Nel mondo ingegneristico Biomedicale la situazione sta decisamente migliorando, abbiamo tante ragazze che scelgono ingegneria biomedica e moltissime altre che riescono poi a trovare collocazione. Tuttavia il mondo degli ingegneri possiede ancora oggi degli stereotipi così radicati che vedono nel “maschio” il professionista d’eccellenza e certamente il periodo di isolamento vissuto per il Coronavirus non ha agevolato le donne più in generale nel mantenimento di un equilibrio professione/famiglia. Gli obiettivi sono tre: il primo riguarda la rappresentazione ad un grande pubblico della figura dell’ingegnere biomedico, solo da pochi mesi riconosciuto come figura professionale sanitaria. L’ingegnere biomedico è colui che non solo progetta macchinari che vengono utilizzati quotidianamente per fare esami clinici come la Risonanza Magnetica ma si occupa di garantire la qualità delle macchine e la loro sicurezza per i pazienti. Le macchine per intenderci devono essere sicure per chi le utilizza e devono essere garantiti sempre criteri di avanguardia per dare un sevizio di “valore” ai cittadini. C’è un lavoro dietro le quinte molto rigoroso, anche se non si vede, ed è bello sapere che oggi le tecnologie vengono considerate in modo così importante per il nostro sistema sanitario nazionale.

D. Secondo obiettivo? 

Il secondo obiettivo riguarda la pari opportunità intese come “Eque” possibilità di raggiungere il proprio sogno lavorativo e nella sfera privata. È difficile oggi parlare di sogni ma le storie che accogliamo alla nostra mail e il piccolo aiuto che riusciamo a dare per motivare le professioniste e offrire loro degli strumenti validi per potersi “presentare” al mercato ci dimostrano che anche nelle condizioni peggiori con una forte determinazione e costanza è possibile raggiungere degli obiettivi prefissati. Ed è importante che la nostra società italiana non faccia ulteriori passi indietro, perché negli ultimi anni abbiamo perso molte occasioni per dimostrare quanto ci sia bisogno di donne che rappresentino il mondo del lavoro e la politica.

D. Infine il terzo obiettivo.

R. Il terzo ed ultimo, ma collegato agli altri due, riguarda la sensibilizzazione ad intraprendere studi in ambito Scientifico e carriere nel mondo lavorativo della scienza. Negli Stati Uniti è stato coniato un acronimo che oggi viene utilizzato in tutto il mondo e serve a rappresentare le principali scienze in un’unica parola: STEM, cioè S come Scienza, T come Tecnologia, E come Ingegneria ed M come Matematica. Raggruppa le principali materie scientifiche, ma anche quelle in cui ci sono poche studentesse a studiarle. Ancora oggi si pensa che una ragazza non sia “adatta” per gli studi scientifici, si fatica ad immaginarla come matematica, fisica, informatica, ingegnera, tecnologa. Si pensa che le donne siano più adatte a materie umanistiche. L’Italia finalmente ha alzato gli occhi e organizza numerose iniziative dedicate all’avvicinamento della scienza in tutta Italia. Milano ad esempio dedica tutto il mese di marzo a queste iniziative! Noi tutti i giorni rispondiamo alle richieste di orientamento nel mondo Biomedicale sia universitario che lavorativo, richieste di revisione di curriculum, consigli sulla tipologia di aziende presenti in Italia, alla ricerca del lavoro nel nostro settore, allo svolgimento dell’esame di stato ma organizziamo anche appuntamenti tipo conferenze su internet per parlare di argomenti legati al dialogo, alla gestione dello stress soprattutto per chi lavora negli ospedali nelle ingegnerie cliniche o nelle sale operatorie.

D. Inoltre Lei è Vicepresidente della Consulta femminile della Regione Piemonte: in cosa consiste e che fa la Consulta? Qual è il Vostro ruolo? 

R. La mia esperienza nella Consulta Femminile della Regione Piemonte nasce giusto un anno fa. In qualità di Vicepresidente mi occupo, insieme alla presidente Ornella Toselli, di promuovere iniziative in collaborazione con le associazioni aderenti alla Consulta. Non solo, l’obiettivo principale è quello di promuovere il ruolo della donna nella nostra società e migliorare le sue condizioni e le sue possibilità. La Consulta Femminile collabora attivamente con le Consigliere di parità e le Consulte locali piemontesi, patrocina eventi dedicati al mondo femminile sia nell’ambito sanitario che sociale, ha istituito il “Premio Donne di Valore” e, l’anno in corso, è dedicato al tema “Welfare e Famiglia”.

D. Altre notizie che possono presentare meglio il “personaggio” Manuela Appendino…

Sono anche ambasciatrice di “InclusioneDonna”: un progetto nazionale che racchiude la collaborazione di 60 associazioni nazionali femminili tra informatiche, mediche, infermiere, artiste, imprenditrici, avvocatesse, giornaliste, manager, per citarne alcune, per chiedere al governo garanzie sull’equità salariale, che si intervenga per sostenere le lavoratrici madri, incentivare l’assunzione di donne, sostenere le donne con piccole/medie imprese e le lavoratrici a partita Iva strutturando per la nazione delle possibilità che siano concrete e che vedano un aumento degli asili nido ad esempio ed una riduzione effettiva delle “quote mensili” incentivando le professioniste ad una conciliazione lavoro-famiglia vera e realistica. 

Nelle foto: la pagina del “Corriere della sera” in cui si parla di “Manu” Appendino ed una intensa espressione dell’ingegnera poirinese durante una conferenza al Politecnico di Torino.

AUTORE: Matteo Avataneo

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