Viaggio nel Futuro “alle 18”

Viaggio nel Futuro “alle 18”

Scusate il ritardo…

Il 18 gennaio di quest’anno ho avuto il piacere di partecipare ad un evento, invitata da una mia ex compagna di università, Antonella.

Felicissima di aver partecipato a quella serata che oltre ad essere stata molto piacevole mi ha permesso di conoscere persone nuove.

 

Perché ne parlo oggi?

Fermarsi, dedicare il giusto tempo alle emozioni, per elaborarle sotto forma di scrittura, richiede tempo. Di solito scrivo in pochi minuti. Sono messaggi spesso derivanti dalle chiamate che ho con le colleghe, venute a scoprire del nostro progetto WeWomEngineers. Ne parlo oggi, perché ho trascurato per parecchi mesi le rubriche, sapendo che prima o poi sarebbe tornato tra i miei TO DO. Ne parlo oggi, perché in questi mesi ho seguito progetti diversi ed è stato in certi frangenti molto difficile conciliare la mia vita da mamma-ingegnera. Oggi ne parlo con più consapevolezza grazie a quella sera, alle storie che ho ascoltato (una in particolare mi ha colpito ed oggi ci sentiamo spesso).

Più avanti vi spiegherò meglio.

Partiamo dall’inizio e da una data precisa 18 gennaio 2018 ore 18. Sarà strano ma il 18 oltre ad essere il giorno in cui sono nata è un numero che mi accompagna sempre, da sempre (già questo, nei mesi scorsi, suonava in maniera positiva). Poi mi ha colpito il fatto che un’azienda abbia organizzato il tutto attraverso EVENTBRITE. Probabilmente voi sapete già di cosa si tratta.

Sicuramente avrete già partecipato ad eventi nei quali è necessario scaricare il modulo di prenotazione con il codice identificativo e portarlo con sé (per me comodissimo).

A Gennaio arrivavo direttamente da Milano, comoda la prenotazione da PC, incluso il programma completo e le descrizioni degli ospiti presenti.

VOI DIRETE : perché ci racconta questo preambolo?

Voglio trasmettervi cosa in questi mesi è cambiato attraversando diverse fasi del progetto dedicato ai biomedici, alle biomediche.

In particolare :

  • Ho imparato a leggere ed interpretare i dettagli.
  • Ho imparato a decifrare la cura con cui si propongono gli eventi, le presentazioni degli ospiti, ed è un qualcosa che si nota e si delinea solo strada facendo.

Il rendersi conto che l’ospite è anche e soprattutto colui che ascolta seduto in mezzo a tutti e non è solo colui che parla e racconta sul palco, già questo fa venire voglia di partecipare.

Ho la tendenza a scegliere i momenti in cui posso dedicarmi agli altri senza “biberon o corse per la casa e il mio consiglio per i ragazzi, ma anche per chi è mamma, è proprio quello di capire cosa possa essere estremamente interessante per il nostro percorso e parteciparvi attivamente

“chi incontri oggi sarà colui o colei che potrebbe stravolgere la tua vita”

Potrebbe, non sempre accade.

Altro elemento accattivante è stato il titolo.

VIAGGIO NEL FUTURO.

Non ” UN viaggio nel futuro”.

Non ” VIAGGIA nel futuro”.

Semplicemente: siediti, ascolta delle storie e rifletti sul tuo/nostro futuro.

Anche qui, il dettaglio. Non pensare solo ed esclusivamente al tuo personale Viaggio, bensì al viaggio collettivo verso il futuro.

A me per prima spaventa, non lo nego.

Mi sento perennemente in contrapposizione tra l’approvare tutto ciò che di tecnologico supporta la Salute, al contempo mi chiedo se nel mondo la visione sia la stessa.

Mi chiedo per come venga visto l’avanzatissimo sviluppo tecnologico da parte di chi crede e sceglie “la vita naturale senza trattamenti di nessun genere”.

Ci sarebbe da interrogarsi ulteriormente sulla differenza tra “salvavita” e “mantenimento delle funzioni psicofisiche quotidiane”.

Potrebbe nascere una contrapposizione legata all’età?

“Bambino VS Anziano”

È importante salvare la vita a prescindere dall’età sia chiaro.

Non a tutti è chiaro allo stesso modo. E anche la questione viene vissuta in modo differente a seconda del paese in cui ti trovi, a seconda del percorso di crescita. Mi soffermo ora sul Bambino perché Proprio quella sera ho avuto modo di provare un modello di apparecchio acustico specifico. Gli apparecchi acustici hanno la funzione di “amplificare il suono percepito”.

Occorre specificare un concetto davvero importante : un apparecchio acustico supporta il non udente nelle sue azioni psicofisiche normali, per portarlo a vivere le azioni quotidiane in modo “normale” affrontando per esempio in maniera indipendente la giornata, non è in grado di sopperire alle funzioni del cervello in caso di ipoacusia. E’ un dettaglio anche questo ma può fare la differenza.

Percepire un suono cosa significa?

Percepire un suono significa Non escludersi dalla realtà, significa Non isolarsi, non perdere la capacità intellettiva.

Per un bambino significa poter frequentare la scuola, interagire con i compagni, giocare in maniera proattiva, rispondere a mamma e papà.

“Ogni anno in Italia abbiamo circa 2 mila neonati con problemi congeniti di udito”

Questo dato oltre ad essere costante è associato ad una cattiva informazione.

Ancora oggi si parla molto poco della prevenzione sulla sordità congenita.

La prevenzione non può essere effettuata durante la gestazione ma è importante effettuare alla nascita e comunque entro i primi 2-3 mesi uno screening audiologico.

È importante inoltre, comprendere fin dai primi mesi il rischio per il neonato legato all’evoluzione di una patologia congenita e capire come “osservare” i cambiamenti durante la crescita per “captarne” i segnali.

[Personalmente mi è capitato di incontrare una mamma con due bimbi con sordità congenita la quale è riuscita attraverso protesi acustiche a riportarli ad una vita “attiva”].

VEDIAMO meglio l’apparato uditivo.

L’apparato uditivo è di per sé molto complesso (l’orecchio si compone di tre aree: orecchio esterno – orecchio medio – orecchio interno), sia anatomicamente parlando che fisiologicamente perché il percorso dalla frequenza percepita e derivante dai “suoni” viene poi tradotta e tramutata in impulso neurologico determinando le interazioni con il mondo esterno, le risposte e le azioni.

Documentandomi ho rilevato quanta differenza ci sia tra una patologia “congenita” ovvero proveniente da un’alterazione genetica (di cui peraltro si stanno studiando soluzioni attraverso cellule staminali) rispetto alla stragrande maggioranza delle patologie. Le patologie coinvolgono maggiormente l’orecchio medio e che possono essere determinate da diverse concause.

Il percorso che introduce il passaggio alla protesi acustica può essere complicato sia per l’età, in molti casi che sia un paziente molto giovane oppure anziano presenta caratteristiche e risposte agli stimoli completamente differenti sia per tipo di patologia che per elemento/microdistretto anatomico coinvolto.

L’evoluzione delle protesi è stata incredibile nel tempo.

Oggi possiamo parlare di connessione in WiFi della nostra protesi con cellulare, TV, telefoni fissi e radio per svolgere le proprie attività con ulteriore comodità e semplicità.

Tornando a VIAGGIO NEL FUTURO infatti, parlare di protesica nel campo audiologico significa pensare agli impatti che una protesi di questo tipo può avere sulla vita del singolo individuo (ognuno ha delle percezioni del tutto differenti dagli altri), pensare al modo in cui si possono sostenere i pazienti che ricorrono nella maggior parte dei casi ad un investimento economico notevole per poter riemergere ad una vita “attiva”, pensare al modo in cui progettiamo la singola unità cercando di capire di volta in volta come regolare quella determinata protesi per quella determinata persona e che inevitabilmente richiederà pazienza nelle prove effettuate e capacità osservazionale.

Le complessità che ho elencato possiamo replicarle su fronti e realtà moderne nettamente diversi orientandoci allo Spazio, oppure orientandoci alla Responsabilità delle scelte, oppure e ancora orientandoci all’Automazione delle macchine, ai sistemi robotici di cui si sente spesso parlare, oppure e ancora dedicandoci all’interazione uomo-macchina attraverso le onde cerebrali.

 

Immaginate ora di mettere il focus su queste parole:

– SPAZIO: ho ascoltato “astratta” piacevolmente HADY GHASSABIAN

– RESPONSABILITA’: ho ammirato il coraggio e l’esposizione di CRISTINA POZZI

– AUTOMAZIONE: ho ascoltato e riso con il racconto di vita e lavoro vissuto tra brevetti e tappe nel mondo di ENRICO DINI

– INTERAZIONE UOMO-MACCHINA: mi sono commossa vedendo un video che ha proiettato PASQUALE FEDELE raccontando della sua missione di sviluppo di tecnologie assistive.

 

Queste parole/concetti rispecchiano la vita di 4 persone che ho incontrato proprio il 18 “alle 18” (speakers).

Ho avuto modo di parlare direttamente con ognuno di loro, sia quella sera che dopo, attraverso i social e seguendo le loro tappe.

E mi sono innamorata nuovamente di WWE, di questo tratto a salti fatto di storie diversissime ma altrettanto notevoli.

 

Un ringraziamento specialissimo ad Antonella, che oltre ad essere una bravissima IngegnerA è anche una mamma e una donna che non si arrende mai.

Antonella cerca di portare avanti con la sua energia il suo doppio progetto di vita: AMORE E LAVORO.

 

 

Per info potete contattarmi/ci alla nostra info@wewomengineers.com

 

Manu’
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Manuela Appendino

Manuela Appendino

Sono Manuela Appendino, un ingegnere biomedico, moglie, mamma! L’idea di avere uno spazio tutto mio sull’ingegneria biomedica mi elettrizza perchè mi piacerebbe non solo divulgare notizie particolari ed interessanti sul mondo biomedicale ma aprire una finestra di ascolto sul mondo che vivo quotidianamente!
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