Facebook, UBORA e WWE

Facebook, UBORA e WWE

Per chiudere il 2018 ho deciso di condividere con voi la mia chiacchierata con Sabina Maglio (puoi leggere QUI il suo primo articolo) una studentessa di biomedica che nel corso dei mesi ha deciso di aiutarci nel progetto di WeWomEngineers. Sabina è una ragazza riservata ma aperta al confronto e concreta. Se lei ti dice che c’è è perché conta di esserci davvero. Da molto vi racconto delle mie avventure in WWE ma anche di quello che talvolta non funziona. Non mi stancherò mai di dirvi che essere consapevoli di se stessi significa guardarsi dentro e capire cosa ci piace fare e cosa no. Qui vi racconto della scelta di un corso di studio e dell’avventura con una piattaforma open source per “creare” Medical Device attraverso un percorso a tappe, UBORA e-PLATFORM. UBORA nasce proprio per aiutare l’utente ad identificare tutti gli step della progettazione di un Medical Device, inoltre attraverso il sito internet è possibile seguire le tappe del 2017 e del 2018 in cui il progetto è stato presentato o è stato protagonista di eventi importanti come la “European Researchers Night”, la MAKEtoCARE


Vi lascio all’intervista e noi ci vediamo nel 2019!

  • DOMANDA 1


Sabina, noi ci siamo conosciute attraverso Facebook. Proprio l’anno scorso, su suggerimento di una collega, ero in cerca di informazioni utili su UBORA, una piattaforma open source che permette di seguire passo dopo passo la progettazione di un medical device. Mettendo come parola chiave “Ubora” sono risalita ad un tuo post relativo ad un “Camp” fatto in Kenia con altri giovani colleghi. Ci parli un pochino di te, rispetto alla tua passione per il mondo biomedicale?

“La mia passione è nata da un insieme di due elementi: il primo riguarda il sentirmi portata per le materie scientifiche che mi hanno appassionata da sempre, il secondo elemento riguarda la propensione ad aiutare gli altri.
Ho iniziato a riflettere su come unire insieme questi elementi: l’aiuto verso il prossimo e la scienza. La mia riflessione mi portava a due facoltà : Medicina o Ingegneria biomedica. Penso che la medicina non mi ha coinvolta abbastanza, non mi ci vedo come dottore!
Il passaggio superiori -università è stato determinante per essere convinta sulla mia vocazione. Documentandomi su internet ho trovato informazioni varie sui corsi. L’università di Pisa ha un bellissimo corso di biomedica ed essendo pisana ho deciso di iniziare il mio percorso da qui. Piano piano vedendo le materie di studio la passione è aumentata. Mi piaceva l’idea di sapere come sono fatte le cose, i materiali utilizzati, i macchinari.
E’ proprio la voglia di capire come sono fatte dentro.
Ho dato come primo esame quello di algebra lineare e lì mi sono resa conto del cambio di tono da superiori ad università. Il corso che mi è piaciuto di più fino ad oggi è stato fenomeni bioelettrici. Il corso tratta la relazione tra il campo elettromagnetico e il corpo umano, approfondendo gli effetti biologici dell’applicazione del campo elettromagnetico al corpo.
Ad oggi sto ancora studiando e vi saprò dire in futuro cosa voglia significare portare avanti un percorso professionale ingegneristico nel mondo biomedicale.”

  • DOMANDA 2


UBORA è di fatto una piattaforma open source dove è possibile progettare soluzioni biomedicali seguendo degli step ben precisi ed è possibile, come è successo a te, di vivere una vera e propria design school con altri colleghi ingegneri provenienti da tutto il mondo. Cosa potresti raccontare di questa esperienza rispetto ai “valori” che hai trovato stando a diretto contatto con un team e lavorando per la realizzazione di un’idea concreta, vera?

“Per me la design school è stata importante per lo sviluppo delle capacità collaborative. Mettere insieme più idee e poi progettare insieme un dispositivo non è così semplice. Prima si cerca di affrontare tutte le idee e poi si studia lo step successivo ed arrivare da percorsi diversi può incidere nell’evoluzione della progettazione. Può essere avvincente, ma anche difficoltoso. Si parte dalla fisiologia, poi alla medicina per poi unire le varie componenti del nostro device, che possono essere elettroniche, meccaniche. Parlando di capacità collaborative mi vengono in mente diversi aspetti che mi hanno colpita durante la mia esperienza in Kenia:

  • ascolto degli altri componenti del TEAM
  • attesa prima di dare un giudizio
  • apertura mentale
  • pazienza 


Ognuno ci mette la propria emotività nello sviluppo di un progetto. Devi volerlo. Secondo me è più una scelta personale che attiva le capacità necessarie per andare avanti. La giornata nel camp iniziava alle 7-7.30 con la colazione, alle 8 tutti pronti per la design school con lezioni riguardanti la progettazione di un medical device e workshop su vari argomenti dedicati nello specifico ai dispositivi medici. Alle ore 13 pausa pranzo e alle 14 si ricominciava il pomeriggio ri-alternando lezioni, workshop e momenti di lavoro in TEAM per sviluppare il dispositivo medico assegnatoci. Alle 20 cena e nel dopocena avevamo altro tempo a disposizione per lavorare in gruppo. Molto intensa come esperienza!”

  • DOMANDA 3


Mi sono documentata per benino sul progetto UBORA e ho trovato degli elementi che mi sono piaciuti molto. Tra questi la presenza di un “consorzio universitario” che coinvolge sia l’Europa che l’Africa con le università di Pisa in Italia, la Kenyatta University e l’Uganda Industrial Research Institute (entrambe africane), l’Universtidad Politécnica de Madrid in Spagna, il Royal Institute of Technology di Stoccolma in Svezia e l’Università di Tartu in Grecia, delineando un mix di competenze afro-europee che insieme hanno designato questo strumento di progettazione e l’hanno presentato al terzo Forum Mondiale sui medical device organizzato dal WHO, tenutosi a Ginevra nel 2017. La co-elaborazione di una piattaforma di questo tipo, aperta ai ragazzi provenienti da più parti del mondo, che significato ha per te oggi? Cosa implica la progettazione attraverso culture diverse e magari diverse elaborazioni di una problematica?


“Il fatto che la piattaforma sia aperta a tutti implica la considerazione di due aspetti:

  1. La parte in cui si propone un Bisogno
  2. La parte in cui si propone un Progetto


Abbiamo Bisogni e Progetti messi insieme e che rappresentano due lati di una medaglia che spesso non viene considerata allo stesso modo proprio perché le competenze sono differenti. Individuare il Bisogno è l’elemento per me fondamentale, perché richiede lo sforzo di immedesimarsi per trovare una soluzione veramente utile e che possa colmare un gap rispetto ad una patologia od una difficoltà concreta. L’altro elemento è l’apertura al mondo delle idee in generale perché permette il confronto. Un ragazzo può proporre una sua idea e poi piano piano svilupparla attraverso la piattaforma e magari trasformarla in una tesi e magari vederla in un futuro sul mercato. La piattaforma diventa un ponte tra chi ha un bisogno e generalmente sono i medici o gli operatori sanitari in generale e chi invece si propone di trovare una soluzione al bisogno, ovvero chi propone il progetto e quindi l’ingegnere biomedico. Questa sua potenzialità è molto importante perché attualmente non ci sono veri e propri collegamenti tra queste due figure e se ne sente la mancanza effettivamente.”

  • DOMANDA 4


Tornando alla design school che ti ha vista come team leader nella progettazione, parliamo dell’idea che avete pensato seguendo gli step che abbiamo elencato prima?


“In realtà, i progetti sono due, entrambi visibili al sito https://ubora-kahawa.azurewebsites.net/ dopo essersi iscritti. Il primo relativo ad una tuta isolante con sistema di riscaldamento economico ed ecologico. La tuta vuole salvaguardare i neonati e i neonati pre-termine dall’eccessiva dispersione termica garantendo il mantenimento della temperatura costante. L’ipotermia causa gravi problemi al bambino ed ha ripercussioni anche nella vita adulta. Il sistema non richiede energia elettrica e può essere riutilizzato più volte. Il nome commerciale scelto è Warm Hug. Questo progetto è stato realizzato in gruppo durante la design school. Qui sotto potete vedere le immagini relative al design.

Design di Sabina Maglio
Design di Sabina Maglio
Design di Sabina Maglio


L’altro progetto da me fatto per il concorso per accedere alla scuola è stato un tiralatte con sistema di raffreddamento del latte economico ed ecologico. Essendo totalmente autonomo il sistema non ha bisogno di alimentazione ad energia elettrica, perciò può essere usato nei paesi in via di sviluppo dove la corrente elettrica non arriva. Il nome commerciale scelto è 24Nurse. Anche qui potete vedere alcune immagini relative al design della soluzione.”

Design di Sabina Maglio
Design di Sabina Maglio


  • DOMANDA 5


Le soluzioni progettate per supportare una popolazione come quella africana carente di un sistema sanitario capillare, possono essere veramente utili? E’ possibile inoltre, avviare degli iter di certificazione del prodotto (CE), affinché gli stessi possano essere utilizzati con tempistiche ridotte per l’attesa della certificazione (ipotizzando vi sia un’azienda pronta alla produzione della soluzione certificata)?


“La piattaforma è estremamente utile per chi vuole iniziare a progettare perché descrive step by step. Ti permette di individuare le normative step by step e proprio durante la progettazione vengono visualizzate le normative adatte e specifiche per la tipologia di medical device. Compaiono delle domande mirate che permettono di facilitare i passaggi della progettazione accompagnando il designer. Vi mostro alcuni aspetti specifici della piattaforma, nel quale vengono evidenziati tutti gli step che devono essere seguiti per arrivare fino in fondo al percorso:

  • Medical need and product specification
  • Conceptual Design
  • Design and prototyping
  • Implementation


Per ognuno di questi 4 step abbiamo dei sottomenù che servono ad inserire nel dettaglio che cosa ci si aspetta dalla soluzione, per chi viene progettata, i requisiti specifici, la classificazione e le normative da rispettare.”

UBORA e-Platform
UBORA e-Platform
UBORA e-Platform


  • DOMANDA 6


Quali sono infine le potenzialità di una piattaforma open source che permette di caricare direttamente i progetti e farli valutare, saltando passaggi burocratici relativi alla progettazione, al controllo del progetto, dei materiali utilizzati, dell’assemblaggio? E’ utile saper fin da subito gli elementi non adatti, un assemblamento di parti errato, per modificare l’idea ed arrivare alla fine del percorso sapendo che la certificazione sarà più semplice da ottenere? 


“Sicuramente il fatto che la piattaforma metta in comunicazione il Bisogno al Progetto tecnico. Essendo open source tutti coloro che vogliono possono accedervi e vedere i progetti che sono stati sviluppati ed aprire interessi anche verso le aziende produttrici.Per un’azienda può essere un valore aggiunto quella di avere non solo un’idea ma un progetto già ben definito. Da studentessa avere a disposizione la piattaforma significa avere una guida per la progettazione, in modo per essere sicura di aver vagliato ogni aspetto nel quale ci si imbatte per ottenere/vagliare/verificare le diverse informazioni. Come fosse uno strumento di guida, dove la user experience è stata messa al centro dello sviluppo del sito di Ubora che diventa quindi uno strumento facilmente utilizzabile da parte dell’utente biomedico che intende avvicinarsi alla progettazione, proprio perché seguito step by step.”


Perché UBORA colpisce come progetto ?

Mette insieme culture differenti tra loro, esigenze e forme di progettazione diverse. E’ una sfida che punta all’internazionalizzazione, nella quale gli studenti vengono coinvolti direttamente su uno strumento appositamente progettato affinché la resa sugli elementi studiati possa esplicarsi in modo concreto e dare origine a soluzioni che siano veramente utili partendo dal contesto in cui si progetta, dalla geografia e dalle difficoltà presenti in un dato paese. E’ un progetto che chiama il coinvolgimento e l’apertura a mentalità differenti che certamente può rappresentare un bagaglio pazzesco per i giovani perché in questo modo hanno la possibilità di arricchirsi in un contesto differente rispetto a quello di appartenenza. Un medical device deve rispondere a criteri di efficienza, efficacia e sicurezza sempre e partire proprio dall’università apre la mente ai ragazzi ad una mission internazionale ed etica, affrontata attraverso il lavoro in TEAM. Ringrazio Sabina per essersi prestata a questa intervista che sarà approfondita nel 2019 e che vedrà la collaborazione diretta con noi di WeWomEngineers.

Stay IngegnerE e con questo vi auguro un Buon 2019!


Manu’

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Manuela Appendino

Manuela Appendino

Sono Manuela Appendino, un ingegnere biomedico, moglie, mamma! L’idea di avere uno spazio tutto mio sull’ingegneria biomedica mi elettrizza perchè mi piacerebbe non solo divulgare notizie particolari ed interessanti sul mondo biomedicale ma aprire una finestra di ascolto sul mondo che vivo quotidianamente!
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2 Comments
  • Alessandro MazzarisiAlessandro Mazzarisi
    Posted at 7:40 pm, Gennaio 14, 2019

    Bene hai fatto a presentare il progetto EUBORA, perché è un buon esempio, aperto al contributo e le idee di chi ha qualcosa da dire. Mi auguro abbia la più ampia diffusione. PS: io mi sono iscritto, Ho qualche idea nel cassetto da condividere e spero di farlo al più presto.

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