Euro Bio High Tech 2018: l’innovazione continua

Euro Bio High Tech 2018: l’innovazione continua

Più ricerca, più formazione, più policy, più risorse. Così si potrebbe sintetizzare Euro Bio High Tech 2018, che nella magnifica cornice di Trieste ha dato vita ad un evento capace di unire, contaminare in ottica multidisciplinare l’industria e la ricerca. Sono tornata a casa con i capelli spettinati dal vento, ma con un po’ di biglietti da visita e carica di energie positive immagazzinate in ogni stretta di mano.

 

A Trieste, capitale europea della scienza 2020, si respira continuamente aria di scienza: è una città su cui lavorano 10.000 ricercatori e la regione Friuli Venezia Giulia ha la percentuale di startup maggiore in Italia. Succede quando industria e ricerca condividono un cammino, quando la scienza informa la tecnologia e la società chiede nuove soluzioni a vecchi problemi.

 

 

In una sola parola, potremmo definire questo fervere di prodotti e servizi biomedicali, biotecnologici e biomedici l’importante risultato dell’innovazione.

E’ l’elemento capace di rendere nuove le domande di ieri, studiare le risposte a quelle di domani, e può contare su un insegnamento accademico che aggiorna il materiale didattico ogni anno, trasmettendo ai giovani l’importanza di apprendere la use-inspired-research, la ricerca di base “ispirata all’utilizzo”.

Svolgere tutto nell’ottica di preparare con la ricerca di base la scalata alle vette della ricerca industriale è quel che permette di coniugare top-down e bottom-up, vale a dire partire dal problema, dal tessuto sociale e dall’interfaccia di quest’ultimo con il mondo della tecnologia.

 

 

 

 

Ma perché l’innovazione nel settore sanitario è difficile? Il problema non è solo istituzionale e rimanda alla cultura scientifica di una società che spesso diventa “dissocietà”: Economia, Salute e Istruzione non possono generare sviluppo senza coordinazione.

Se, prima, essere un ingegnere biomedico poteva significare occuparsi di tecnologie applicate alla salute, la definizione della figura professionale è essa stessa oggetto di evoluzione: ingegneria biomedica è diventato sinonimo di immettere sul mercato nuove soluzioni ma anche saper attrarre risorse. Per questo non si può prescindere da competenze in ambito economico, giuridico, comunicativo, informatico e, per dirla tutta, anche filosofico.

È questione di metodo, come dimostra Trieste con Euro Bio High Tech: anche se la Bora soffia forte e “scompiglia” tutto, è meglio un ricciolo che osa sfidare il vento piuttosto che una chioma incollata di lacca, ancorata ad un ordine che cambia, cresce, innova e collabora.

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Veronica Moi

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