WeWomEngineers incontra l’Ingegnera Gilda Valente

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WeWomEngineers incontra l’Ingegnera Gilda Valente

La storia biomedica che vi proponiamo oggi è quella di Gilda Valente, laureata in Ingegneria Biomedica con Master in Ingegneria Clinica.

Gilda ha lavorato per circa tre anni per una multinazionale ICT e dal 2019 svolge la professione di Ingegnere clinico presso un’azienda di Servizi di Ingegneria Clinica.

Da poco è diventata volontaria dell’associazione WWE.

Di cosa si occupa attualmente?

Attualmente lavoro come Ingegnere Clinico per una azienda di Servizi di Ingegneria Clinica all’interno di un ospedale pubblico e mi occupo della gestione e della manutenzione delle apparecchiature ospedaliere presenti.

A grandi linee, il mio lavoro a stretto contatto con il sistema sanitario mi consente di gestire il parco tecnologico delle apparecchiature biomedicali in ospedale e supportare il Servizio di Ingegneria Clinica.

Le attività comprendono la gestione dei ferri chirurgici, il management dell’inventario dei dispositivi, coordinare i collaudi e le manutenzioni programmate.

Questo flusso di informazioni ed azioni passa attraverso un sistema gestionale che utilizzo e aggiorno puntualmente.

Da quali spunti è partit* per arrivare all’attività di cui si occupa in questo momento?

Per rispondere a questa domanda devo partire dalla scelta universitaria, che è stata molto travagliata.

Il mio battesimo da matricola fu per una facoltà diversa dall’Ingegneria.

Mille dubbi, incertezze e interrogativi, fino a scoprire, quasi per caso, la facoltà di Ingegneria biomedica, dove il connubio tra lo studio della scienza (in tutte le sue sfaccettature) e l’impatto sociale mi sembrava perfetto.

Sono approdata all’Ingegneria Clinica, perché, tra i vari percorsi che un Ingegnere Biomedico ha a disposizione, la branca clinica mi regala ogni giorno la possibilità di occuparmi di tecnologia e scienza per metterle al servizio di un ospedale.

Per la mia forma mentis la qualità dell’impatto sociale che il mio lavoro può avere nel mondo è essenziale. Perciò, cosa desiderare di meglio?!

Quali sono le caratteristiche e le peculiarità che un/una biomedic* dovrebbe avere oggi e per il futuro al fine di collaborare sempre più direttamente con le realtà biomedicali incluso il nostro SSN (sistema sanitario nazionale)?

Credo che la caratteristica più importante che un buon biomedico dovrebbe avere sia l’empatia

L’empatia è determinante, perché il lavoro in ambito sanitario è di forte impatto sociale e l’attenzione al paziente è peculiarità fondamentale per lo svolgimento di un soddisfacente e buon lavoro. 

Penso anche che ci voglia una buona dose di grinta, le tematiche affrontate sono coraggiose ed importanti, ma soprattutto meravigliose.

Un brevissimo consiglio per i nostri ragazzi, anche attraverso il titolo di un libro, una canzone, un film.

Un libro che consiglio ha un titolo tutto al femminile, ma credo che con la giusta chiave di lettura possa essere da spunto anche per le menti maschili: “Donne dagli occhi grandi” di Angeles Mastretta. 

Si tratta di un intreccio di racconti di donne diverse: ognuna con le sue peculiarità, la sua storia e la sua strada. Donne creative, sfrontate e forti, anche quando costrette a subire. 

Il libro insegna che ognuno affronta il suo viaggio, nessuno è avanti, nessuno resta indietro, ma tutti procediamo con tempi e modi differenti.

Non credo di saper fornire consigli universali, ma penso che Mastretta con le sue storie ci suggerisca di cercare nella vita e nel lavoro ciò che ci piace ed appassiona di più, senza confronti e senza percorsi definiti da altri.

Pillole di scienza 3D

A PROPOSITO DI HEALTH TECHNOLOGY ASSESSMENT

Per un Ingegnere di presidio e/o un ingegnere clinico, gestire il parco tecnologico delle apparecchiature biomedicali in ospedale comprende dirigere le attività di inventario, coordinare i collaudi e le manutenzioni sia correttive che preventive.

La definizione di “Ingegnere Clinico” secondo l’Associazione  Italiana  Ingegneri  Clinici  (AIIC) è quella di un “professionista che partecipa alla cura  della salute garantendo un  uso  sicuro,  appropriato  ed economico delle tecnologie nei servizi sanitari”.

Lo scopo dei processi di Health Technology Assessment è informare il processo decisionale per promuovere un sistema sanitario equo, efficiente e di alta qualità, pertanto HTA e Ingegneria Clinica sono strettamente legate!

Avevamo parlato in modo più approfondito dell’intersecazione delle aree di interesse qui HTA: valutazione delle tecnologie in sanità – WeWomengineers, ma la definizione di HTA subisce continui aggiornamenti, l’ultimo nel 2020 (The new definition of health technology assessment: A milestone in international collaboration | International Journal of Technology Assessment in Health Care | Cambridge Core), e la materia ha un suo linguaggio tecnico specifico HTA Glossary .

Un grazie speciale a Gilda Valente (www.linkedin.com/in/gilda-valente) per il suo splendido percorso condiviso e per voi che ci seguite, scriveteci alla info@wewomengineers.com e pubblicheremo la vostra storia!

TEAM WWE

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