WeWomEngineers incontra l’Ingegnera Margherita M. Lia

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Margherita Maria Lia

WeWomEngineers incontra l’Ingegnera Margherita M. Lia

La terza storia biomedica è quella di Margherita M. Lia, Ingegnera Biomedica formatasi con laurea triennale al Politecnico di Torino e laurea magistrale all’Università di Pisa, con una tesi presso l’Assistive Robotics Lab. della Scuola Superiore Sant’Anna. È sempre a Pisa che consegue l’abilitazione alla professione di Ingegnera Industriale e da qui parte per la sua avventura professionale.

Di cosa si occupa attualmente?

Oggi il mio ruolo è quello di Field Service Engineer, ovvero una figura tecnica a cui viene assegnato un determinato territorio dove si occupa di installazioni, manutenzioni, riparazioni e validazioni e nel mio caso specifico di cromatografi e sistemi di imaging biomolecolare.

Per essere più chiara: il mio lavoro consiste nell’interfacciarmi prevalentemente con case farmaceutiche, biotech, ospedali, università ed eseguire le attività a mio carico nell’osservanza degli standard di qualità richiesta sia dalla mia azienda che dall’interlocutore.

Ogni giorno, viaggio in tutta Italia per raggiungere il sito produttivo o il centro di ricerca, ascolto le eventuali necessità, lascio delle informazioni utili sull’utilizzo ottimale della macchina e condivido quanto raccolto con i miei colleghi, le vendite e il management.

Per questo lavoro, la precisione e la puntualità della documentazione sono decisive, specialmente perché hanno luogo e motivazione in contesti molto regolamentati.

Da quali spunti è partit* per arrivare all’attività di cui si occupa in questo momento?

Mi sono iscritta alla facoltà di Ingegneria Biomedica per la possibilità di migliorare la salute delle persone attraverso degli ausili tecnologici.

Durante la mia formazione ho avuto l’opportunità di portare a termine alcuni tirocini curriculari. Il fattore comune di queste prime esperienze è stato quanto abbia apprezzato il processo: non solo come sequenza di varie operazioni che conduce al dispositivo medico finito, ma a tutte le competenze che occorrono per eseguire i vari passaggi.

Nella tesi magistrale, acquisendo delle serie temporali da sensori inerziali indossabili e processandoli per estrarne le principali features, lo scopo finale era fornire uno strumento di aiuto alla diagnosi del morbo di Parkinson data-driven.

Al di fuori delle competenze e delle conoscenze acquisite, l’insegnamento più chiaro che potrò portare con me nella vita è il metodo della ricerca e la sua logica.

Ho preso spunto dall’insieme di queste esperienze, dalla mia preparazione e da quanto fossi in grado di mettermi in discussione nel momento in cui si è presentata l’occasione.

Quali sono le caratteristiche e le peculiarità che un/una biomedic* dovrebbe avere oggi e per il futuro al fine di collaborare sempre più direttamente con le realtà biomedicali incluso il nostro SSN (sistema sanitario nazionale)?

Che si lavori in ambito clinico o meno, è opportuno comprendere le implicazioni del Regolamento Dispositivi Medici (MDR 2017/745), avere cognizione di cosa sia un sistema di gestione della Qualità (QMS) e un interesse in Health Technology Assessment.

Credo fortemente e spero che digitalizzazione e ingegneria clinica saranno sempre più pervasive nel management degli ospedali, per ottimizzare i processi, rendere le attrezzature aggiornate allo stato dell’arte e il tenore di vita dei pazienti e del personale sanitario più che sostenibile.

Inoltre bisogna considerare che la tecnologia e l’automazione ci possono aiutare dai laboratori, all’accoglienza del paziente al suo ingresso in ospedale, fino a supporti remoti per la monitorizzazione dei parametri in follow up per telemedicina o per trial clinici.

Un brevissimo consiglio per i nostri ragazzi, anche attraverso il titolo di un libro, una canzone, un film.

Suggerirei di essere molto curiosi della vita che ci circonda.

Vorrei mettere in evidenza che non si studia Ingegneria solo per trovare lavoro, ma che l’opportunità di condividere il momento della formazione con i nostri colleghi, anche fosse solo per un tratto di strada, è irripetibile. Conoscere significa mettersi in relazione.

Da Ingegneri Biomedici non possiamo non integrare l’umanistica nel nostro agire. D’altronde ci piace schematizzare e usare dei modelli quindi userò un esempio familiare.

Come sensore, “ruberemo” la capacità semeiotica dal medico, per interpretare i segni e investigare i sintomi della realtà. Per prendere delle decisioni, costruiremo una nuova semantica perché dare un nome (all’oggetto di osservazione) significa individuarlo in base alla destinazione d’uso, a chi sarà utile, a chi dovrà imparare ad usarlo, modificarlo, perfezionarlo. L’attuatore di cui ci serviremo sarà sì la tecnica, ma unita al buon senso.

Pillole di scienze

A proposito di cromatografia…

I cromatografi sono dei dispositivi impiegati per l’individuazione dei componenti dei composti chimici e della purificazione ad esempio delle proteine. Uno scenario tipo è quello in cui il produttore di farmaci e/o ricercatore stimoli la sintesi di queste macromolecole in una coltura cellulare. La coltura viene processata e dal brodo ottenuto si può estrarre il target: le proteine possono essere purificate in base a caratteristiche come il loro ingombro e la loro forma, la carica totale, i gruppi idrofobici presenti sulla superficie e le capacità di formare legami. Una delle tecniche più comuni è la cromatografia su colonna.

Per approfondire leggi l’articolo: Separation techniques: Chromatography

Un grazie speciale a Margherita M. Lia https://www.linkedin.com/in/margheritamarialia/ per il suo splendido percorso condiviso e per voi che ci seguite, scriveteci alla info@wewomengineers.com e pubblicheremo la vostra storia!

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