Un tempo per migliorare

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Un tempo per migliorare

La community WeWomEngineers ha il piacere di ospitare un articolo scritto dalla nostra ingegnera Biomedica e giornalista Veronica Moi. Un pezzo che si concentra sugli studenti fuori sede. Siamo vicini a tutte le ragazze studentesse ed i ragazzi studenti che per ragioni legate all’emergenza attuale Covid-19, non sono riusciti a rientrare e sono lontani dalle loro famiglie. Sappiamo bene il sacrifico sotteso derivato dalla distanza sia fisica che morale. Un grande abbraccio da tutti noi con l’augurio di poter tornare a sostenere gli esami con il sorriso!

Essere “fuori sede” è spesso associato alla fuga di cervelli, ma stavolta la fuga ha invertito la sua rotta. Tra la fuga e la partenza, però, c’è la stessa differenza tra una porta che sbatte e un abbraccio che si scioglie; c’è anche chi ha deciso di rimanere fuori sede, ci siamo anche noi studenti e lavoratori che abbiamo scelto di non metterci in viaggio, ponderando il rischio e le conseguenze che il nostro ritorno avrebbe potuto portare, nel mio caso all’entroterra sardo.

Da lontano, tra le quattro mura di una stanza, seguo giornali e social, dove sembra essersi avviata un’accesa gara tra le professioni e all’interno delle professioni stesse.

Dal “ricordiamoci dei medici e degli operatori sanitari” a “ricordiamoci anche degli ingegneri clinici”, ricordiamoci anche che siamo il Paese con il maggior numero di contagi al mondo, e questo evidentemente dipende dalla trasgressione delle regole, da parte di chi effettua spostamenti e in precedenza ha utilizzato il pronto soccorso in maniera impropria, o dalla mancanza di opportuni DPI, non dalla celebrazione della professione che svolgiamo.

Siamo tra Paesi europei col bollino nero per il gran numero di Infezioni Correlate all’Assistenza sanitaria (ICA), indipendentemente dall’emergenza, le quali si verificano con la trasmissione di microrganismi dal paziente al personale sanitario e viceversa, e dallo strumentario al paziente. In Italia coinvolgono il 6,3% dei pazienti in degenza, provocando, in Europa, ogni anno 16 milioni di giornate aggiuntive di degenza, 37.000 decessi attribuibili, 110.000 decessi per i quali l’infezione rappresenta una concausa (Fonte: Ministero della Salute). I costi diretti si aggirano intorno ai 7 miliardi di Euro.

Sicuramente la Sanità presenta un panorama complesso, approcciato da giornalisti, influencer, maghi con la sfera di cristallo che azzardano previsioni, ignoti che registrano messaggi vocali su Whatsapp, fake news che intensificano l’operatività di tanti professionisti della comunicazione che svolgono il proprio lavoro con serietà.

L’emergenza sanitaria è quindi anche emergenza informativa e formativa, sia in termini culturali e scientifici, sia sotto il profilo delle infrastrutture tecnologiche. Nel mio corso di laurea in ingegneria clinica a Trieste è sempre attivo un sistema che permette agli studenti di rivedere le lezioni videoregistrate, pertanto viviamo la quotidianità in modo più sereno, ma ci sono altre università e scuole di ogni ordine e grado non ancora pronte alla teledidattica. È uno strumento utilizzabile, come lo smartworking, anche nei casi di condizioni meteo avverse, nei primi anni di maternità, in caso malattia prolungata, ecc.

L’emergenza ha sicuramente tanto da insegnare, mostrando che uno dei pericoli più grandi non è la fuga di cervelli da una regione, ma la fuga di cervelli dalle persone.

Ricordiamoci anche degli artigiani e dei commercianti, dei corrieri, degli edicolanti, degli operatori ecologici, dei produttori, ecc. ma soprattutto ricordiamoci dell’importanza di tutti i cittadini corretti che pagano le tasse anche quando è difficile (anche nelle zone interne della nostra isola, dove non c’è fiscalità di vantaggio e l’accessibilità ai servizi è ben diversa dai grandi centri urbani); ricordiamoci insomma di coloro che, con il regime fiscale, indipendentemente dalla loro professione, contribuiscono alla formazione degli studenti, ad alimentare il Paese e di conseguenza anche la Sanità di cui ora più che mai abbiamo bisogno.

La versione integrale che pubblichiamo qui è pubblicata nell’Arborense N°12 a questo link https://bit.ly/3dFXwC6?fbclid=IwAR3AIL4OBHk_wXZia5aVZK-LY1ghIg8CCVzCEOmQPXg27V23RMSicEvtkcE

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Veronica Moi

Ingegnere biomedico e giornalista. Non mi separo mai dalla mia penna stilografica, con cui progetto e racconto di sanità e altre storie.