Federica Peri : la mia biomedica speciale

Federica Peri : la mia biomedica speciale

  • Ri-eccomi tornata!

 

Come vi ho anticipato sui social in questi mesi c’è stato tanto lavoro dietro le quinte e Federica Peri rappresenta una delle bellezze incontrate in questo percorso, a tratti ballerino.

Fede è spumeggiante, semplice e concreta. Ha tanta voglia di fare e non si ferma mai, così abbiamo deciso di condividere prima di tutto qualche consiglio per voi e poi chissà… 🌸

La mia prima intervista integrale tutta per voi che ci seguite!🌸

 

1. Federica, grazie al web ci siamo conosciute e abbiamo capito da subito che potevano esserci molti punti in comune per lavorare insieme. Anche tu sei un ingegnere biomedico, ma negli anni hai declinato la tua attività nel campo della comunicazione. Ci spieghi la tua evoluzione?

 

Grazie Manuela e Gianna, conoscervi è stata una delle belle sorprese che il web riserva a chi lo usa con intelligenza.

 

Il mio curriculum si è evoluto nel tempo: dopo una laurea di primo livello in ingegneria biomedica ho avuto l’opportunità di fare uno stage in una grande multinazionale, nella divisione che si occupava degli studi clinici. Lì ho scoperto il mondo della comunicazione scientifica, di come le aziende si interfaccino con medici e pazienti. A metà del mio percorso di stage ho capito che se volevo prendere quella strada dovevo arricchire il mio CV con un master, così ho frequentato un corso della Comunità Europea sull’editoria digitale. Ero l’unica ad avere un curriculum scientifico e questa è stata la mia fortuna.

 

Ho iniziato a lavorare in una piccola agenzia come medical copywriter. Lì ho fatto la così detta gavetta: le prime traduzioni, i report dai congressi, le presentazioni per i corsi educazionali, la ricerca bibliografica e tanto studio. Poi il salto in una grande agenzia di comunicazione: Sudler&Hennessey è stata una grande opportunità di crescita personale e professionale. In agenzia ho ricoperto due ruoli: prima quello di project manager, con responsabilità di gestione di progetti e di budget per grandi clienti nel settore farmaceutico, poi sono tornata alle origini come medical copywriter. Il mio ultimo passo è stato quello di diventare consulente free-lance: dopo tanti anni da dipendente era giunto il momento di una nuova sfida, ma anche di ripensare al mio ruolo come professionista e mamma.

 

 

Federica Peri

 

2. Negli anni avrai potuto constatare un forte cambiamento nell’offerta lavorativa del nostro settore, ti sei fatta un’idea precisa delle dinamiche interne al mondo lavorativo o pensi che sia governato da una costante evoluzione? Mi riferisco, per esempio, al fatto che spesso i ragazzi appena terminata l’esperienza universitaria non sanno da dove partire o che valore attribuirsi, così capita di incappare in ruoli poco consoni e non allineati con le proprie aspettative.

 

Il mondo del lavoro, quello tecnico-scientifico in particolare, credo che non troverà mai un punto d’arrivo. La ricerca scientifica è in continua evoluzione, ma lo sono anche le modalità di formazione e di comunicazione. Oltre ad acquisire tutte le competenze tecniche inerenti il proprio titolo di studio, ai giovani d’oggi sono richieste anche competenze trasversali.

 

Un CV puramente tecnico è sicuramente degno di nota, ma per avere successo le soft skills sono oggi un requisito essenziale. Penso, per esempio, alla capacità di gestire un progetto sia in modo autonomo, sia come parte di un team, alle competenze inerenti la comunicazione, il mondo digitale o gli aspetti di budget, ma anche le capacità di ascolto, di leadership o di pensiero trasversale.

Il consiglio che mi sentirei di dare a un ragazzo che si sta affacciando al mondo del lavoro è quello di crearsi una propria identità cercando di focalizzare la direzione in cui vuole andare, ma anche di arricchire il proprio percorso con esperienze trasversali e di non perdere mai la curiosità e l’entusiasmo di fare nuove scoperte.

 

3. Sei ingegnere, scrittrice, mamma bis: è difficile conciliare tutto, ma non impossibile e lo dimostra la quotidianità. So che è una domanda retorica, ma quando mi capitano delle mamme credo sia importante lasciare un messaggio positivo: come ci riesci?

 

Innanzi tutto ci tengo a dire una cosa: non esiste un unico modo di essere mamma, ma ogni mamma ha il suo, quello che è giusto per lei e la sua famiglia.

 

Personalmente credo la maternità mi abbia insegnato tante cose, su me stessa, sul rapporto di coppia e sulla mia famiglia. Da perfezionista quale sono, diventando mamma ho dovuto accettare di non essere in grado di fare tutto da sola. Così ho imparato a delegare e a chiedere aiuto, che non tutto deve essere sempre perfetto, che il menage familiare va avanti anche se per cena apri una busta di cibo già pronto e che non tutte le mail devono ricevere una risposta immediata. Avere un compagno che ti supporta (e sopporta) è essenziale e io in questo sono molto fortunata.

Ultimo, ma non ultimo, una cosa che ho imparato dalle mie figlie: vivere al 100% il presente, sia nel lavoro, sia nel tempo libero.

 

4. Nella nostra prima telefonata abbiamo affrontato diverse questioni, una fra tutte e quella a cui tengo di più è il progetto WeWomEngineers. Pensi che possa essere utile per i giovani neolaureati un appoggio nell’inserimento del mondo lavorativo o anche un confronto dal vivo per condividere aspetti di questo mondo legati all’evoluzione in medicina, al lavoro in squadra, al confronto con i medici e alla condivisione di esperienze?

 

Questo argomento mi è molto caro: quando ero una giovane neolaureata i servizi di orientamento erano molto limitati, ora l’offerta è molto più ampia, ma per quello che mi è capitato di vedere si tratta di corsi molto teorici e poco specifici.

Credo che i giovani abbiano bisogno di confrontarsi con chi ha già esperienza sia per capire nella realtà cosa offre e cosa chiede il mondo del lavoro, sia per essere supportati nel loro percorso di crescita professionale. Negli incubatori di start-up c’è il mentor: credo che sia una figura molto importante per l’avvicinamento al mondo del lavoro anche per i neolaureati.

Una persona con esperienza in grado di far leva sulle capacità tecniche, ma anche di far crescere tutte le soft skills di cui parlavamo poco fa.

Tra i mei sogni professionali c’è quello di creare un format di orientamento dedicato ai giovani neolaureati. Negli anni mi sono resa conto di come i ragazzi non conoscano il mondo del lavoro, non sappiano leggere una job description, preparare il CV per un colloquio o anche considerare le soft skill come elemento cruciale di crescita professionale. Credo che WeWomEngineers sia sulla buona strada per realizzare questo progetto.

 

5. Hai tre consigli fast per i giovani? Tre parole chiave di cui far tesoro.

 

Due delle mie tre parole chiave le ho già citate prima: curiosità ed entusiasmo. A queste aggiungo determinazione. Essere curiosi è fondamentale nella vita: la ricerca di stimoli, anche e soprattutto non prettamente inerenti la propria professione, è motivo di spinta e apertura mentale, ti aiuta a vedere le cose da punti di vista differenti e a trovare soluzioni alternative e innovative. L’entusiasmo per me è tutto: se non c’è quello non si va avanti, vuol dire che si sta percorrendo la strada sbagliata e che è giunto il momento di cambiare rotta.

Affrontare un cambio di rotta è sintomo di grande maturità, io non sarei mai in grado di fare un lavoro senza entusiasmarmi, mi sentirei morire dentro. In ultimo la determinazione: in un mondo in cui si è abituati ad avere tutto e subito sembra quasi che essere determinati non sia necessario. Invece credo che sia proprio il contrario.

 

Nella vita mi è capitato di prendere decisioni impopolari, ma sapevo che erano giuste per me e che mi avrebbero permesso di raggiungere i miei obiettivi. Avevo ben chiaro in testa dove volevo andare e come ci sarei arrivata. Con il tempo anche chi non era inizialmente d’accordo con me mi ha dato ragione. Questo non vuol dire che si debba diventare dei bulldozer, anzi tutto il contrario: fare rete, ma non solo virtualmente, anche nella realtà. Parlate e confrontatevi con gli altri, non abbiate paura che gli altri vi vogliano fregare, il successo non arriva restando isolati, ma attraverso mille contaminazioni ed esperienze diverse. E in fatto di esperienze, ultimo consiglio extra: viaggiate, il mondo è la più grande scuola di vita che possiate immaginare!

 

Puoi contattare Federica tramite Likedin  ➡️  https://www.linkedin.com/in/federicaperi/

 

E me tramite la info@ di WWE!

 

Manu’🌸

 

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Manuela Appendino

Manuela Appendino

Sono Manuela Appendino, un ingegnere biomedico, moglie, mamma! L’idea di avere uno spazio tutto mio sull’ingegneria biomedica mi elettrizza perchè mi piacerebbe non solo divulgare notizie particolari ed interessanti sul mondo biomedicale ma aprire una finestra di ascolto sul mondo che vivo quotidianamente!
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