Analisi della postura e del movimento e Bioingegneria

Qual è il legame? Intervista a Claudio Costa.

Analisi della postura e del movimento e Bioingegneria

Mi presento


Sono Laura Berretta, ingegnere biomedico, laureata all’Università “La Sapienza” di Roma e da qualche mese ho voluto prendere parte al progetto di WeWomEngineers. Credo che per crescere professionalmente, ma anche umanamente, sia molto importante confrontarsi. In WWE ho trovato proprio questa apertura all’ascolto ed alla condivisione di idee e conoscenze. Ritengo inoltre che sia fondamentale fare rete perché è il miglior mezzo ad oggi per condividere informazioni, conoscenze e progetti.
Questi sono stati mesi intensi e molto, molto formativi. Ho avuto l’opportunità di conoscere fantastiche persone, piene di grinta e molto preparate, che mi hanno aiutato a pensare ad una rubrica tutta mia.
Oggi ve la presento e vi parlo di analisi della postura e del movimento!


La mia rubrica
Marionette colorate by Magda Ehlers from Pexels

Photo by Magda Ehlers from Pexels

Il cuore della mia rubrica è la Biomeccanica, una branca della bioingegneria che analizza il comportamento delle strutture fisiologiche sottoposte alle sollecitazioni presenti nello spazio. La biomeccanica si studia per diverse finalità. Per esempio, per progettare protesi, per la creazione di prodotti ergonomici, per la ricerca. E diventa sempre più importante sia in ambito sportivo che in ambito clinico.

Come anticipato, in questo mio primo articolo discuteremo di analisi della postura e del movimento. Quest’analisi è ad oggi molto utilizzata sia in ambito clinico (per monitorare l’effetto di protocolli riabilitativi in pazienti con determinate patologie), sia in ambito sportivo (per verificare per esempio l’effetto di una certa attività fisica sulla postura), oppure per fare un semplice controllo per quelle particolari attività lavorative che richiedono di stare per molte ore nella stessa posizione. Impareremo che i dati ricavati da tali analisi devono essere ben trattati ed interpretati, e che quindi diventa fondamentale il confronto tra varie figure professionali.


Biomeccanica posturale


La biomeccanica posturale è un ambito che ha sempre suscitato il mio interesse, sebbene sia un settore dove la figura dell’Ingegnere biomedico è ancora molto confinata nel mondo dell’università e della ricerca. Così per cominciare, ho pensato che potesse essere utile intervistare un collega. Un ingegnere biomedico che di questo specifico settore ne ha fatto invece la propria principale attività lavorativa. Claudio Costa, Ingegnere Biomedico, laureato al Politecnico di Torino – Indirizzo Biomeccanico, è infatti Socio Responsabile di un Centro di Biomeccanica Posturale. Con questa chiacchierata abbiamo provato insieme a mettere luce sul ruolo chiave della nostra figura professionale in questo specifico settore dell’Ingegneria Biomedica.
Di seguito vi lascio l’intervista!


Intervista a Claudio Costa

analisi della postura e del movimento
Claudio Costa –
CENTRO POSTURALE BIOMECCANICO
  • Claudio raccontaci qualcosa del tuo percorso…


Mi sono laureato nel 2005 al politecnico di Torino in Ingegneria biomedica e da subito i miei interessi sono stati rivolti al mondo della biomeccanica. Dopo la laurea ho deciso di tornare in Sicilia dove sono diventato socio di un Centro di Biomeccanica Posturale.

  • Di cosa ti occupi esattamente?


Oramai da 13 anni mi occupo di Biomeccanica, nello specifico svolgo analisi dell’appoggio planare mediante un sistema di baropodometria elettronica. Tramite questo sistema il paziente effettua un camminamento deambulatorio su una piattaforma di rilevazione dove ci sono 4800 sensori attivi su 120 cm2. Il sistema è interfacciato ad un software di acquisizione e l’indagine baropodometrica effettuata da fermo, in statica, e in movimento, in dinamica, permette di diagnosticare le patologie dell’appoggio plantare. Inoltre, effettuo l’analisi del Movimento – 3D TMT, un sistema che si basa sull’utilizzo di telecamere speciali per lo studio del movimento di marcatori passivi catarifrangenti: tali marcatori vengono posizionati in punti di repere anatomico significativi. L’analisi dei dati raccolti permette una valutazione quantitativa dei movimenti del corpo umano. In questo settore l’interdisciplinarietà è fondamentale ed è una ricchezza.
L’ingegnere biomedico contribuisce al lavoro in team grazie alla capacità di interpretare i dati elaborati da un software. La chiave sta proprio in come questi risultati vengono analizzati poiché quest’analisi consente infine di valutare le condizioni generali del paziente e comprendere le cause dei suoi problemi posturali. Dove mi trovo io, nel sud d’Italia, la nostra figura non è molto conosciuta ancora e si fatica proprio a far capire di cosa ci occupiamo. In questi 13 anni comunque la situazione è migliorata e le persone sono più consapevoli.

  • Quanto ritieni sia importante la comunicazione nel tuo lavoro?


La comunicazione è fondamentale, è il cuore del mio lavoro. Il mio lavoro si basa principalmente sul passaparola, ma anche i social aiutano molto in questo. Il punto di partenza è proprio divulgare la mia attività tra i professionisti della zona, tra cui fisiatri, ortopedici, otorini etc. Per esempio, si è visto che molte problematiche posturali sono legate a mal-occlusione, per esempio, dunque i professionisti coinvolti sono molti, serve collaborazione, fiducia e rispetto per le competenze di ciascuno. Il passo successivo poi è acquisire la fiducia del paziente: se il paziente si fida e riconosce la professionalità poi il resto viene da sé.

  • Quali difficoltà inizialmente hai riscontrato?


Inizialmente sono stato visto come un nemico da parte dei medici, fisioterapisti, tecnici ortopedici… è stato difficile far capire come la mia figura non dovesse essere un ostacolo ma un contributo. Spesso si tende a curare l’effetto ma se non si risale alla causa del problema poi con molta probabilità il disturbo posturale torna. Il corpo tende a compensare in qualche maniera, per cui il più delle volte non serve a nulla fermarsi a risolvere il sintomo. La collaborazione serve ad integrare le conoscenze, l’ingegnere biomedico conosce bene la meccanica, conosce bene la fisica necessarie per capire come funziona il corpo umano, per fare un esempio nel problema della stabilità ci sono delle precise variabili in gioco: il Centro di massa (COM), il Centro di spinta (COP), la Forza di gravità (applicata al COM), la Reazione del terreno (applicata al COP), la Coppia muscolare alla caviglia e con degli specifici esami si può analizzare l’andamento del COP al variare del tempo e l’evoluzione delle due componenti del COP sulla base di appoggio.
Insomma, tecnicamente potremmo dare molte informazioni dettagliate agli specialisti delle varie professioni in modo tale che questa multidisciplinarietà porti al centro la risoluzione delle problematiche del paziente, possibilmente una risoluzione definitiva per quanto possibile. Ad oggi sono ben integrato e questa collaborazione sta portando risultati ottimi soprattutto dal punto di vista della soddisfazione dei pazienti. Nel mio centro si fa anche ginnastica posturale e questa ginnastica, grazie ai nostri esami, è mirata per ogni singola persona. Serve onestà intellettuale e serve mettere al centro di tutto il paziente, perciò serve risolvere le cause per non far tornare il paziente dopo qualche mese con lo stesso disturbo.

  • Qual è la motivazione delle tue scelte professionali?


La passione è nata anche prima che mi iscrivessi all’università perché ho avuto un brutto infortunio al ginocchio. Sono stati fatti errori su errori, non si capiva come risolvere il problema, così mi sono interessato al settore ortopedico ed ho pensato che avrei voluto dare un contributo utile per il futuro e mi sono iscritto ad Ingegneria Biomedica ed anche il fulcro della tesi finale era l’analisi Biomeccanica e l’Ingegneria della Riabilitazione. Ho anche avuto il supporto di professori universitari fantastici che mi hanno fatto innamorare ancora di più della materia.
All’università ho imparato a suddividere un problema più grande in tanti sotto problemi più piccoli, a risolverne uno ciascuno capendone le cause ed ora, con l’esperienza acquisita, posso dire che le cause di ogni sotto problema competono a professionisti spesso di natura diversa, serve collaborazione e integrazione delle competenze. Il nostro ruolo è saper analizzare i dati in maniera completa, io lascio ai pazienti delle relazioni che poi il medico valuta e più sono dettagliate e complete queste relazioni e più il medico è facilitato nel capire la causa del problema. Gli Ingegneri Biomedici sanno interpretare dei risultati tecnici di biomeccanica in modo ottimale perché alla base hanno conoscenze approfondite di meccanica, fisica etc., e poi sicuramente l’esperienza che aiuta molto.

  • Quali prospettive vedi nel futuro?


Nel futuro vorrei sempre più sensibilizzare le persone, mi piacerebbe fare consulenze, educare facendo formazione per far capire che siamo un valore aggiunto nel mondo dell’ortopedia. Per quanto mi riguarda poi vorrei sempre più accrescere le mie conoscenze, mai smettere di studiare se si vuole crescere!!

  • Come credi possa evolvere la professione dell’ingegnere biomedico?


Le università dovrebbero fare in modo che la nostra figura non sia solo cruciale all’interno del mondo della ricerca ma che sia conosciuta anche fuori dalle università, in particolare per quanto riguarda il settore della riabilitazione. Il problema parte dunque dalle Università principalmente, secondo me. Comunque, il benessere della persona è il nostro dovere come Ingegneri biomedici ed è nostro compito impegnarci a capire come risolvere determinati problemi lavorando in sinergia e non facendo lotte tra figure professionali.

  • Grazie mille Claudio per il tuo prezioso contributo, a presto.


Ringrazio i lettori dando appuntamento al prossimo pezzo della rubrica.


A presto!!!


Laura

The following two tabs change content below.
Laura Berretta

Laura Berretta

Sono Laura Berretta, ingegnere biomedico, laureata all’università la Sapienza di Roma. Da qualche mese ho voluto prendere parte al progetto di WWE perché mi interessavano molto le tematiche che trattavano e che seguivo sui vari social. In questi mesi ho avuto l’opportunità di conoscere fantastiche persone, piene di grinta e molto preparate, credo che per crescere professionalmente ma anche umanamente sia molto importante confrontarsi ed in WWE ho trovato proprio questa apertura all’ascolto ed alla condivisione di idee e conoscenze. Mesi intensi e molto, molto formativi. Ritengo inoltre che sia fondamentale fare rete perché è il miglior mezzo ad oggi per condividere informazioni, conoscenze e progetti.
Laura Berretta

Ultimi post di Laura Berretta (vedi tutti)

No Comments

Post a Comment

Comment
Name
Email
Website

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.