Microbioma di M. Musumeci

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In chiave neuro scientifica, il Microbioma viene trattato seguendo una nuova disciplina introdotta con il termine di Psicobiotica. La Psicobiotica riassume il rapporto esistente tra cervello e ambiente microbiotico intestinale.  Già da diverso tempo gli esperti del settore avevano studiato le relazioni esistenti tra la flora intestinale e la salute fisica e mentale.

Allo stato attuale siamo consapevoli che i microrganismi intestinali, possono produrre sostanze di natura benefiche per la salute. L’esempio che rende meglio l’idea è quello delle vitamine i neurotrasmettitori, che, arrivando fino al cervello, possono generare diversi sentimenti ed emozioni. 

E’ quindi scientificamente dimostrato che lo stato del nostro intestino influenza il nostro umore e la nostra salute mentale. Ma la mente influenza anche il nostro intestino come per esempio episodi da colite da stress. 

Ma sappiamo che i probiotici aiutano fortemente il benessere intestinale, infatti, diversi ricercatori hanno ipotizzato che potrebbero incidere positivamente anche sul nostro benessere emotivo. Un esempio saliente è che: una alterata composizione del microbioma intestinale potrebbe svolgere un ruolo nello sviluppo della depressione. 

Quindi l’intestino si comporta come un enorme organo sensoriale, alimentando costantemente il cervello con le informazioni.

Ma in che modo il microbiota invia segnali al cervello? Ciò avviene attraverso i neurotrasmettitori: alcuni microbi sono in grado di produrre la maggior parte dei neurotrasmettitori cerebrali importanti, in particolare, sappiamo che il 90% della nostra serotonina è sintetizzata nell’intestino.

E’ proprio in base a queste considerazioni che è stato introdotto il termine di Psicobiotici, per indicare prodotti contenenti organismi vivi che potrebbero apportare un contributo alla cura dei pazienti con malattie psichiatriche se ingeriti in quantità adeguata.

Ad esempio, è stato scoperto che il Bifidobacterium longum ha una profonda attività anti-ansia, sembra migliorare le capacità cognitive nei topi, ridurre le risposte allo stress e migliorare la memoria.

In un articolo pubblicato sul “Trends in Neurosciences”, Philip Burnet, professore di psichiatria dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, ha sostenuto che l’assunzione di probiotici è solo uno dei possibili approcci alla psicobiotica. “In realtà, puntiamo a un allargamento della definizione di questo termine per includere farmaci come antidepressivi e antipsicotici con effetti sui batteri intestinali”.

E’ stato infatti recentemente dimostrato che alcuni psicofarmaci determinano un aumento di varietà e numerosità della flora batterica intestinale, aprendo così la strada a nuove conoscenze circa i meccanismi di azione di tali medicinali.

Autrice: Marialessia Musumeci
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Marialessia Musumeci

Marialessia Musumeci, classe 1985. Ha conseguito la laurea in Tecniche di neurofisiologia nel presso l'Università degli Studi di Genova, successivamente consegue la Laurea Magistrale in Scienze cognitive e processi decisionali presso l'Università degli Studi di Milano.Da ottobre 2015 a novembre 2018, è stata dottoranda presso il Scuola di Dottorato in Informatica dell'Università degli Studi di Milano (XXXI ciclo), svolgendo attività di ricerca presso il Dipartimento di Informatica conseguendo così il titolo di Dottore di Ricerca. I suoi interessi di ricerca includono neuroconding, neuroscienze, neurofisiologia, scienze cognitive, elaborazione dei segnali e immagini, intelligenza computazionale,filosofia della scienza, logica e retorica. Autore di numerose pubblicazioni su questi argomenti.