Ciao Darwin!

Per questo nuovo episodio della rubrica “Nanomed&Nanotech” ci spostiamo sul’ingegneria genetica per affrontare l’affascinante tematica dei geni maschili e femminili. Buona lettura!

“Loro sono diversi!” Quante volte abbiamo detto questa frase pensando o rivolgendoci all’altro sesso. E se la spiegazione della differenza fosse genetica?
E’ la domanda alla quale un gruppo di studiosi del dipartimento di genetica molecolare del Weizmann Institute ha cercato di rispondere. Anni di studi e di ricerche raccolte nel progetto GTEx e pubblicate sulla rivista BMC Medicine hanno evidenziato che la differenza tra uomini e donne è di circa 6500 espressioni di geni diverse mappate per dimostrare che l’evoluzione per i due sessi è diversa seppur collegata in qualche modo. Per giungere a questa conclusione sono stati analizzati più di 20000 geni codificati, scoprendo che circa 6500 hanno un espressione maggiore in un sesso piuttosto che in un altro: sono in fin dei conti questi 6500 che fanno la differenza, che determinano un maggiore sviluppo di peli e della muscolatura negli uomini oppure un’espressione maggiore che determina un più netto accumulo di grasso nelle donne. Tra i vari geni “accesi” ne sono emersi alcuni sconosciuti come quelli attivi solo nel ventricolo sinistro del cuore della donna; tra questi uno in particolare, legato all’uso del calcio, che tende a spegnersi con l’avanzare dell’età, probabilmente aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e osteoporosi dopo la menopausa. E’ stato trovato anche un gene espresso prevalentemente nel cervello delle donne che potrebbe proteggere i neuroni dal Parkinson.

Moran Gershoni, uno degli autori dello studio in questione afferma che l’importanza di tale mappatura genetica risiede soprattutto nelle considerazioni riguardanti l’evoluzione umana: dai risultati sembrerebbe infatti che tanto maggiore è la differenza di espressione di un gene tra uomo e donna e minore è la selezione naturale su quel gene. Questo vale soprattutto per geni espressi più negli uomini che nelle donne. Sappiamo però che in molte specie animali – tra cui gli esseri umani – le femmine possono dar vita a un numero di figli molto minore rispetto a quelli che possono generare teoricamente gli uomini:  la sopravvivenza della specie, tra le altre cose, dipende quindi anche dalla disponibilità di più femmine che maschi. La selezione naturale potrebbe essere stata più ‘rilassata’ verso i geni nocivi solo per gli uomini: in sostanza la selezione naturale è stata più indulgente con le mutazioni sesso-specifiche contenute in questi geni, soprattutto quelle legate al genere maschile: da qui l’idea che uomini e donne non abbiano seguito lo stesso cammino evolutivo ma piuttosto un cammino “coevolutivo”.

Per approfondimenti:

http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2017/05/08/uomini-e-donne-hanno-6.500-geni-accesi-in-modo-diverso-_47c2b469-5715-4444-a692-c299718df062.html

wired.it/scienza/medicina/2017/05/08/uomini-donne-sfumature-genetiche/

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