Voglio una pelle splendida

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Eccoci qui per il secondo episodio della rubrica Nanomed & Nanotech. Oggi vorrei parlarvi del “pioniere” della medicina rigenerativa tissutale, su cui si sono focalizzati i primi studi e le prime realizzazioni: la pelle.

 

La pelle è l’organo più esteso dell’apparato tegumentario e svolge funzioni di rivestimento e protezione dei tessuti sottostanti. Il suo ruolo di mediatore con l’esterno prevede anche funzioni di sensibilità, regolazione termica e assorbimento. Ma è possibile rigenerare questo organo? Risalendo alle origini dei tentativi, è possibile affermare che uno degli ambiti con sicure applicazioni cliniche riguarda proprio l’epidermide. Già da diversi anni esistono dei casi di trapianto di pelle autologa (ossia prelevata dal soggetto stesso). Il procedimento più diffuso consiste nella generazione in vitro del tessuto attraverso matrici di collagene e Matrigel, a partire da progenitori e cellule staminali cutanee derivanti da piccole biopsie della cute del paziente. Uno dei primi studiosi che porto’ avanti tale tecnica è stato Howard Green: nel 1983 effettuò il primo trapianto di pelle coltivata su tre bambini ustionati gravi. Da allora centinaia di pazienti hanno beneficiato di tale trattamento che viene applicato a pazienti con ustioni molto gravi. Tuttavia predire con esattezza i meccanismi di integrazione del nuovo tessuto è impossibile e non sono ancora presenti delle linee guida stilate in modo preciso. Inoltre la pelle generata, priva di ghiandole sudoripare e bulbi piliferi, può provocare anomalie nella termoregolazione.

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La tecnologia si è evoluta notevolmente nell’ultimo ventennio e sono stati effettuati diversi tentativi per mimare al meglio il comportamento fisiologico della pelle. Uno degli ultimi traguardi raggiunti riguarda la realizzazione di “Second Skin” da parte dell’ingegnere Robert Langer del Massachussets Institue of Technology (MIT) di Boston. L’innovativa pellicola biomimetica chiamata “Xpl” a base di materiale polimerico è frutto di 10 anni di sperimentazioni: tale pellicola è in grado di aderire perfettamente al tessuto sottostante, fungendo da barriera e migliorando la guarigione, lì dove la pelle naturale è venuta meno. Inoltre con la sua applicazione è possibile somministrare farmaci a rilascio graduale e avere al tempo stesso protezione, mantenendo lo stato di idratazione sufficiente. Tali caratteristiche rendono Xpl un ottimo candidato per applicazioni cliniche, come ad esempio il trattamento di patologie dermatologiche tramite rilascio controllato di farmaci ma anche per funzioni di medicina estetica. Le prime sperimentazioni su uomo, condotte grazie all’ Olivo Laboratories (Cambridge, USA) non hanno evidenziato segni di reazione o rigetto: “The mission of Olivo Labs”- sostiene Rox Anderson prof. di Harvard e dermatologo al Massachusetts Generale Hospital – “is to focus on medical and cosmetic problems, create products with inarguable efficacy and to invest in biomaterial R&D”.

 

Per approfondimenti, il link all’intervista video a Robert Langer (consigliato: ottimo esercizio di listening inglese! 🙂 ) da parte della Stampa:

http://www.lastampa.it/2016/05/18/multimedia/scienza/ecco-second-skin-la-seconda-pelle-creata-nei-laboratori-del-mit-w9dXdAWrhwxOCA0wRFEyoL/pagina.html

 

Fonti:

Rochat, Claudinos, Nicolas et al. Stem Cells and skin engineering, Swiss Med, Wkly, 2007, 155:49S- 54S.

Cattaneo E., Le applicazioni delle cellule staminali in medicina rigenerativa, Ciclo di Incontri “Scienza e Innovazione”
news.mit.edu/2016/polymer-temporarily-tightens-skin-drug-delivery-0509

http://www.olivolabs.com/about-us/

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